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IPERBOREA
Terra leggendaria per un altro mito a noi ignoto.
Oltre il vento del nord (Borea) si trova un popolo fortunato, cui si è dato il nome di Iperborei; vivono sino ad una età carica di anni, e sono rinomati per mitiche meraviglie. Si crede che lì si trovi uno dei poli su cui il cosmo è imperniato, e li termini il giro delle stelle; la luce vi durerebbe sei mesi, quando il Sole è di faccia; non però, come hanno detto gli incompetenti, dall’equinozio primaverile all’autunno. In realtà, questa gente vede sorgere il Sole una volta all’anno, al solstizio estivo, e una volta tramontare, a quello d’inverno. La zona è isolata e di clima felicemente temperato, esente da ogni aria nociva […] La morte viene solo per sazietà di vivere: dopo avere banchettato, e imbevuto di piaceri la loro vecchiaia, si gettano in mare da una certa roccia . <Plinio-Storia Naturale>
Iperborea, terra dello stesso popolo degli Iperborei, ci viene rappresentata come una splendente isola posta nell’estremo Nord ,tra l’Oceano ( considerato dai greci un enorme fiume ad anello creato per bagnare i continenti all’epoca conosciuti) e i monti Rifei, baciata dal Sole sei mesi all’anno la sua popolazione adorava infatti il Dio Apollo.
Erodoto riassumendo un poema di Aristea di Proconneso, ormai perduto, ci racconta un viaggio da lui stesso compiuto per arrivare in questa splendida terra dal clima perennemente primaverile, dove i cigni volteggiando nel cielo lasciano cadere le loro piume come una tiepida e timida pioggia estiva.
Grazie alla maggior parte di queste caratteristiche idilliache “Iperboreo” assunse il significato di “felice-beato” credendo quindi che anche nel più remoto luogo del mondo si possa dunque trovare gioia.
I diversi studi moderni collocano questa città nell’ormai impraticabile Circolo Polare Artico, ebbene si, prima della glaciazione potevamo ammirare terre fertili e prosperose,una di queste e la più famosa era sicuramente “Iperborea” posta al “Confine del Mondo”, sotto le stesse stelle dell’Orsa Maggiore ( le stelle di Arktos)considerata dai Greci, la terra della saggezza popolata da uomini molto alti, con una pelle particolarmente chiara, biondi con occhi azzurri che diedero origine alla cosiddetta stirpe “ariana”.
Gli Iperborei erano considerati un popolo a parte, dalle origini sconosciute, differenti da tutti gli altri, quasi come fossero venuti da un altro pianeta, amanti della scienza come dell’arte, in particolare contatto con il popolo greco poichè avevano l’abitudine di inviare ad intervalli regolari due fanciulle accompagnate da una scorta di uomini per onorare a Delo il santuario del Dio Apollo. Molti possono pensare che tutto ciò sia inventato ma alla difesa di molti studiosi e filosofi antichi non solo Erodoto ne parla.
In seguito alla glaciazione questa terra scomparve agli occhi dell’uomo e i suoi echi rimasero impresi negli scritti greci giunti a noi oggi. Ma una domanda sorge spontanea...”Perchè il popolo greco era in cosi stretto contatto con questo meravigliso popolo? “ Si pensa che alcuni dei più importanti mebri di Iperborea facessero continuamente visita alla Grecia proprio perchè ammaliati dalla sua bellezza, cercando e curiosando lo stesso Pitagora, ritenuto dalla sua gente un semi-dio, era ritenuto Iperboreo, possiamo pensare che molti quindi nascosero la loro vera identità.
Cosi la storia divenne mito , il mito leggenda , c’è chi ancora oggi colloca Iperborea in India, chi nell’emisfero Australe, gli studi sono molti e molti preferiscono ritenerla leggenda...noi dal canto nostro proviamo con la nostra mente a scavare nel profondo manto di ghiaccio e forse con i nostri sensi riusciremo a percepire ciò che è rimasto di quella splendida terra madre ,ammirata dal mondo: Iperborea.
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Serena Dolfi
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