Quanti di voi hanno sentito parlare di paesi distrutti da calamita' naturali?Credo in molti, quello che in realta' voglio raccontare oggi di tratta non di una calamita' naturale ma di una costruzione umana che ha creato un disastro enorme... Avete mai sentito parlare del disastro del Vajont? Io ho voluto scrivere questa recensione dopo aver ripensato ad una tranquilla chiacchierata con un amico, non sapevo nemmeno l'esistenza di questo disastro, forse perche' non ero ancora nata.
Siamo in Italia, Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, in provincia di Belluno (Italia). All'epoca come forse tutt'oggi se ne sente, vennero commessi degli errori dovuti all'essere umano che portarono alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini consentiti dal livello di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre 1963 per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio, grazie a queste disattenzioni la storia fu sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. Era il 9 ottobre 1963 quando si elevò un'ondata, che seminò ovunque morte e desolazione. venne aperta un'inchiesta ed ancora oggi si parla dell'evento catastrofico. Erano le ore 22.39 quando la frana si stacco' dalle pendici settentrionali del monte Toc precipitando nel bacino artificiale sottostante che aveva delle dimensioni enormi. Una massa compatta di rocce e detriti furono trasportati a valle in un attimo, accompagnati da un'enorme frastuono. Tutta la costa del Toc, i boschi, i campi coltivati e le abitazioni, affondarono nel bacino, provocando una scossa di terremoto. Al posto del lago comparve una enorme nuvola bianca, una massa d'acqua contenente massi di diverse tonnellate. Gli elettrodotti in corto-circuito, prima di esser spazzati via dai tralicci illuminarono a giorno la valle lasciando nell'oscurità i paesi vicini.L'impatto creo' due ondate. La prima, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont, cio' permise all'onda di abbassare il suo livello e di risparmiare, per pochi metri, l'abitato di Erto. Purtroppo spazzò via le frazioni più basse, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino.La seconda ondata si riversò verso valle supero' lo sbarramento creato artificialmente fino ad investire, ma senza grosse conseguenze, le case più basse del paese di Casso. Il collegamento viario eseguito sul coronamento della diga venne distrutto, così come la palazzina di cemento della centrale di controllo ed il cantiere degli operai. L'ondatapiu' forte, scavalcò la diga precipitando a piombo nella vallata sottostante con una velocità impressionante. La stretta gola del Vajont la compresse ulteriormente, facendole acquisire maggior energia.Allo sbocco della valle l'onda era alta 70 metri e produsse un vento sempre più intenso,tra un crescendo di rumori e sensazioni che diventavano certezze terribili, le persone si resero conto di ciò che stava per accadere, ma era troppo tardi. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue,furono spazzate via, piazze e strade furono sommerse dall'acqua. Della stazione ferroviaria non rimasero che tratti di binari piegati. Quando l'onda perse il suo slancio andandosi ad infrangere contro la montagna, iniziò un lento riflusso verso valle: una azione non meno distruttiva, che scavò in senso opposto alla direzione di spinta.La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1910 vittime. Il Piave,tornò al suo flusso normale solo dopo una decina di ore.
Alle prime luci dell'alba l'incubo, che da parecchi anni aveva ossesionato la gente del posto, divenne realtà.
Chi sopravvisse pote' vedere con i propri occhi quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, riusci a produrre. La perdita di quasi duemila vittime stabilì un enorme primato nella storia italiana e mondiale........... si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.
Grande ed immediata fu l'azione di solidarietà che si manifestò in tutto il mondo: grazie ad essa, il paese fu ricostruito. Le case prefabbricate che servirono in un primo momento per i superstiti lasciarono il posto ai nuovi edifici, mentre in un paio d'anni furono ricostruite anche le infrastrutture stradali, ferroviarie ed idrauliche. La riedificazione avvenne non solo sotto il profilo urbanistico ma anche sotto il punto di vista sociale ed economico.
L'economia di Longarone è fondata sull'occhialeria, l'elettronica, il tessile, la lavorazione del legno, ed ospita, nei padiglioni del Palazzo delle Fiere, alcune mostre (Opto - Agrimont - Expomont - Expovino - Optimac - Expodolomiti - Arte in Fiera - Arredamont - Promotor) tra cui primeggia la Mostra Internazionale del Gelato, rassegna di attrezzature e di prodotti per la gelateria artigianale.
Qui potete vedere un video dove viene ricostruita la tremeda tragedia.
|