I Kamelot sono,ormai,una realtà consolidata nel panorama metal mondiale.
Con il nono studio album “Poetry for the poisoned”,la band cerca di mescolare le carte in gioco proponendo un sound tetro,drammatico e molto introspettivo.
L’opener “The great pandemonium” mette subito le cose in chiaro: sound oscuro(con la partecipazione eccezionale di Bjorn”Speed” Strid alle vocals),melodie graffianti e refrain arioso, caratteristiche che mi hanno ricordato,e non poco, i tempi di “March of mephisto”.
La seconda traccia “If Tomorrow came” presenta,invece, un leggero ritorno alle sonorità più tipicamente Kamelot style, a la “The fourth Legacy”per intenderci.
Bellissima la successiva “The zodiac”,dove, in un duetto semplicemente da brividi, l’interpretazione di Roy Khan si intreccia alla perfezione con quella sporca e aggressiva del mountain king Jon Oliva(ospite d’onore).
”Hunter’s season” è un altro pezzo per cosi dire old style,dotato di un buon assolo ad opera di Gus G.(Ozzy,Firewind) e di un cantato che va dal plumbeo all’armonioso senza particolari intoppi.
E se con la dolcissima “House on a Hill”,cantata in duetto con la bella e brava Simone Simons(Epica),e l’elettronica(a livello di filtri vocali)”Necropolis” l’ascolto rimane su livelli decisamente buoni, è con”My train of thoughts”che il disco sale d’intensità.
Infatti è a questo pezzo che va la palma di miglior brano del platter:un mid tempo strepitoso ,abbellito dagli intarsi sonori delle tastiere ,dotato di un buon assolo (a cura di Youngblood) e un gusto per la melodia sempre più ricercato.
Il primo leggero calo è presente in “Seal of the woven years”:nonostante Casey Grillo riesca finalmente a ritaiarsi un ruolo nel drumming del riff portante,la canzone non riesce mai veramente a decollare.
Niente di cui preoccuparsi visto che,a seguire ,troviamo la titletrack:una suite di quasi dieci minuti,divisa in quattro parti ,in cui l’eleganza delle orchestrazioni va di pari passo con le rasoiate metalliche della sezione ritmica.
Degna di nota è,più di tutte,la seconda parte “So long”:Il duetto strappalacrime tra Khan e Simone Simons è uno dei momenti più piacevoli ed emozionanti che mi sia capitato di ascoltare ultimamente.
La conclusione di questa girandola di emozioni è”Once upon a time”,un brano che,tutto sommato, farà la felicità dei fan di vecchia data vista la sua origine marcatamente power nel refrain.
Non c’è niente da fare: ”Poetry for the poisoned”non è un disco prettamente power.
Dico questo per fugare ogni dubbio relativo alla proposta musicale dei Kamelot :una band cresciuta nel tempo facendo la propria musica e che non ha mai avuto bisogno di inseguire mode e stilemi.
Le prestazioni di Thomas Youngblood,Roy Khan,Oliver Palotai,ma anche di Casey Grillo e Sean Tibbets,sono emozionanti e,allo stesso tempo,eccellenti per feeling e affiatamento.
È ora di aprire gli occhi:I Kamelot sono diventati un gruppo fuori da qualsiasi schema.Le loro melodie sapranno catapultarvi in un viaggio senza tempo.
Infine,a tutti i fan delusi dal presunto cambio di rotta,consiglio di aprire la mente e di ascoltare il disco senza pregiudizi:non rimarrete delusi.
TRACKLIST:
1. The Great Pandemonium 4:22
2. If Tomorrow Came 3:55
3. Dear Editor 1:18
4. The Zodiac 4:00
5. Hunter's Season 5:33
6. House On A Hill 4:15
7. Necropolis 4:17
8. My Train Of Thoughts 4:07
9. Seal Of Woven Years 5:11
10. Poetry For The Poisoned Part I - Incubus 2:56
11. Poetry For The Poisoned Part II - So Long 3:24
12. Poetry For The Poisoned Part III - All Is Over 1:03
13. Poetry For The Poisoned Part IV - Dissection 1:58
14. Once Upon A Time 3:46
1. The Great Pandemonium 4:22
Kamelot Current line-up
Roy Khan voce
Thomas Youngblood chitarra
Sean Tibbetts basso
Oliver Palotai tastiera
Casey Grillo batteria
Ospiti:
Simone Simons Voce su "House On A Hill" e"Poetry For The Poisoned"
Björn "Speed" Strid growls su"The Great Pandemonium"
Jon Oliva - voce su "The Zodiac"
Gus G. - chitarra
Amanda Somerville cori su "Poetry For The Poisoned",voce su"The zodiac"
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