ARMONIA TRA SPIRITO E NATURA
VIAGGIO NEL MONDO DEI NATIVI AMERICANI
La cultura dei nativi americani e? stata, da sempre, incentrata sull?armonia con il mondo circostante; questa armonia discende direttamente dall? uomo primordiale in quanto attraverso gli elementi si decidevano le sorti dell?uomo stesso.
Questo legame con la natura ci porta ad una concezione panteistica riguardo al modo di rapportarsi di questo popolo con il tutto.
Tutti i nativi americani vivevano in un rapporto stretto e intimo con l?abiente e dipendevano direttamente da esso per la loro sopravvivenza ed essi ne erano pienamente consapevoli.
I nativi americani non possedevano la tecnologia propria degli occidentali che gli permetteva di soggiogare la natura, ne? avevano il desiderio di modificare la loro situazione, in quanto la loro mente era rivolta alla natura considerata fonte di vita, di gioia, di dolore e morte.
Il senso di identificazione era molto stretto: era come un sentirsi parte di, un condividere la vita, un competere per la vita, l?essere il cacciatore e la preda, e tutto questo grazie alla natura, al Grande Mistero, a Wakan Tanka. L?essenza fondamentale e? racchiusa attraverso la concezione del simbolo del cerchio sacro, in lingua Lakota Changleska Wakan.
Qualsiasi forza della natura per il Lakota ha una forza magico-religiosa quindi il sole, la luna, il vento, il fulmine, possiedono una forza sovrannaturale che viene identificata con il termine Wakan.
Al di sopra di queste forze c?e? Wakan Tanka il Grande Mistero che insieme alla parola sacro permea tutta la visione del mondo Lakota.
All?interno di questa concezione il cerchio sacro rappresenta il legame tra l?uomo e il creato; in quanto per i Lakota tutto si muove in un grande cerchio e non c?e? nulla che si interrompe, ma tutto si muove e muta in armonia.
E questo finche? l?uomo rispettera? questo equilibrio.
I Lakota costruivano anche le proprie abitazioni (i tipi) in forma circolare proprio per ricordare la circolarita? del tutto.
I villaggi erano costruiti in cerchio, in modo tale da farli assomigliare il piu? possibile agli astri, al sole, alla luna, alla terra.
Il cerchio era preso a simbolo di perfezione in quanto era tutto un ciclo continuo senza inizio ne fine.
Il contatto con la natura, o meglio, la relazione con la natura e? il fondamento della loro vita in quanto; essendo tutte le cose collegate tra loro qualsiasi cosa accade alla madre terra accade anche ai figli di essa.
La visione dei nativi americani del rapporto tra uomo e natura e? espressa in un brano del reverendo Frederick A. Rauch nel suo trattato Psychology; or a View of the Human Soul; including Anthropology, nel quale usa toni di denigrazione riguardo all?atteggiamento dei nativi americani per la natura e l?armonia:
? Il selvaggio e? cosi? completamente immerso nella vita della natura che non distingue tra le attivita? della natura e quelle della mente ma le fonde l?una nell?altra.
A noi, abituati come siamo fin dalla gioventu? a separare anima e corpo, mente e natura, risulta impossibile immedesimarci in questo aspetto della vita del selvaggio; e tuttavia questa sfera di pensieri e di sentimenti verso la natura costituisce la parte piu? essenziale dell?esistenza intellettuale dei selvaggi?.
Capo Seattle della tribu? degli Suqwamish:
?Che cos?e? un uomo senza gli animali selvatici? Se tutti gli animali scomparissero, gli uomini morirebbero di profonda solitudine dello spirito, perche? qualunque cosa accade agli animali, accade anche agli uomini.
Tutte le cose sono collegate tra loro...?.
Capo Luther Orso in Piedi dei Lakota Teton in un suo discorso prende in considerazione il modo di rapportarsi del Lakota con la natura, le emozioni, la terra e tutte le cose affermando che:
?Il carattere delle emozioni indiane lasciava poco spazio nel cuore per l?antagonismo verso le altre creature.
Per il Lakota, montagne, laghi, fiumi, sorgenti, valli e boschi erano la bellezza perfetta.
Venti, pioggia, neve, sole, giorno, notte e l?avvicendarsi delle stagioni avevano un fascino infinito.
Uccelli, insetti e animali riempivano il mondo con una conoscenza che sfidava la comprensione dell?uomo.
Il Lakota era un vero naturalista, un amante della natura.
Egli amava la terra e tutte le cose della terra e questo attaccamento cresceva con l?eta?.
Gli anziani arrivavano letteralmente ad amare il suolo e si sedevano o si sdraiavano sulla terra col sentimento di chi ristabilisce il contatto con un potere materno.
Era una buona cosa che la pelle toccasse la terra e agli anziani piaceva togliersi i mocassini e camminare a piedi nudi sulla terra sacra.
I loro tipi erano costruiti sulla terra e i loro altari erano fatti di terra.
La terra e? la dimora ultima di tutte le cose che vivono e crescono.
La terra offriva rifugio, dava forza, puliva e curava.
E? proprio per questo che il vecchio indiano si siede ancora per terra invece di mantenersi sollevato e lontano dalla sua forza vitale.
Per lui sedersi o sdraiarsi sulla terra significa essere in grado di pensare con piu? profondita? e di sentire con maggiore acutezza: egli puo? cosi? guardare con maggiore chiarezza ai misteri della terra e rafforzare il vincolo di parentela con la vita che lo circonda.?
Capo Luther Orso in Piedi continua prendendo in considerazione nel suo discorso anche l?educazione che data ai bambini dalla propria famiglia e l?insegnamento che veniva appreso proprio dalla natura, sotto ogni sua espressione e dell?armonia ed influenza pacificatrice che essa infondeva nell?animo del Lakota.
? Ai bambini veniva insegnato che la vera educazione si manifesta piu? con le azioni che con le parole.
I bambini imparavano che non bisogna mai passare tra il fuoco e una persona anziana o un visitatore, che non si parla quando stanno parlando gli altri e che non si schernisce una persona invalida o sfigurata.
Se un bambino stava per farlo senza pensarci, immediatamente uno dei genitori lo riprendeva a bassa voce.
I nostri giovani, cresciuti secondo le vecchie regole, non si lasciavano mai andare a parlare tutti insieme e senza sosta.
Comportarsi cosi? sarebbe stato considerato non solo maleducato, ma sciocco, perche? la gravita?, una qualita? sociale molto apprezzata, non poteva accompagnarsi all?impazienza.
Le pause venivano accolte favorevolmente e non causavano imbarazzo o disagio.
Nel parlare con i bambini, il vecchio Lakota usava mettere una mano per terra e spiegava:
? Sediamo in grembo a nostra Madre.
Tutti noi, come tutte le altre cose viventi, veniamo da lei.
Presto ce ne andremo, ma il luogo dove siamo ora rimarra? per sempre?. Cosi? anche noi imparavamo a sederci o a sdraiarci per terra e prendevamo coscienza della vita intorno a noi nella moltitudine delle sue forme.
A volte noi ragazzi ci sedevamo immobili ad osservare le rondini, le minuscole formiche o qualche altro piccolo animale all?opera e osservavamo la sua industriosita? e la sua ingenuita?; oppure ci sdraiavamo sulla schiena e restavamo a lungo a guardare il cielo, e quando uscivano le stelle immaginavamo delle forme con i diversi gruppi.
Tutto aveva una personalita? propria e differiva da noi solo per la forma.
La conoscenza era insita in tutte le cose.
Il mondo era una biblioteca e i suoi libri erano le pietre, le foglie, l?erba, i ruscelli, gli animali e gli uccelli che, come noi ed insieme a noi, dividevano le tempeste e le benedizioni della terra.
Imparavamo a fare quello che solo lo studente della natura impara, e cioe?
a sentire la bellezza.
Non ci lamentavamo mai per le tempeste, i venti furiosi, il ghiaccio e le nevi pungenti.
Farlo avrebbe sottolineato la futilita? umana, cosi? ci adattavamo a quello che arrivava, se necessario aumentando lo sforzo e l?energia, ma senza lamentarci.
I giorni luminosi e i giorni scuri erano entrambi espressioni del Grande Mistero e i Lakota erano felici di essere vicini a Lui.
L?osservazione era sempre proficua.
L?interesse, lo stupore e l?ammirazione crescevano e si arrivava ad apprezzare la vita, che si esprime in una moltitudine di forme, come qualcosa di piu? di una mera manifestazione umana.
Questa comprensione arricchiva l?esistenza del Lakota.
La vita era intensa e pulsante; niente era casuale o banale.
Il Lakota viveva nel pieno significato del termine dal primo all?ultimo respiro?.
Questa concezione, questa visione del mondo, questa matrice, poco si faceva con l?uomo bianco; i contrasti e le lotte furono molti ed ancor oggi la situzione di poco e? cambiata ma le parole di Capo Luther Orso in Piedi su lo scontro di vedute tra i bianchi e i pellerossa sul mondo e sulla natura mettono in luce le profonde divergenze di vedute tra i due popoli.
? Niente di quello che il Grande Mistero ha posto nelle mani dell?indiano andava bene all?uomo bianco, e nulla e? sfuggito alla sua mano trasformatrice.
Qualsiasi luogo in cui le foreste non siano state abbattute, qualsiasi luogo in cui gli animali si possano sentire nascosti e protetti, qualsiasi luogo in cui la terra non sia priva di vita a quattro zampe...
questa e? per lui ?la natura da domare?.
Per il Lakota invece non esisteva la natura selvaggia, la natura era ospitale e non selvaggia, amica e non ostile, la sua era una filosofia sana, senza paure ne dogmatismi.
Ed e? qui che vedo la grande differenza tra la fede dei pellerossa e quella degli uomini bianchi.
La fede indiana perseguiva l?armonia dell?uomo con l?ambiente circostante; l?altra ricercava il dominio su di esso.
Nel condividere, nell?amare tutto e ogni cosa, gli uni si trovavano naturalmente la parte che spettava loro per soddisfare le necessita? della vita; gli altri invece, per paura, sentivano il bisogno di conquistare.
Per gli uni il mondo era pieno di bellezza; per gli altri era un luogo di peccato e sciagura, da tollerare finche? non si fosse passati in un altro mondo, dove sarebbero diventati creature con le ali, meta? uomini e meta? uccelli.
Da sempre uno dei due uomini ha diretto il suo Mistero a cambiare il mondo da Lui creato; da sempre quest?uomo Gli ha chiesto di castigare i malvagi e da sempre ha implorato il suo Dio di mandare la Sua luce sulla terra.
C?e? poco da meravigliarsi che quest?uomo non potesse capire l?altro...
L?antico Lakota era saggio.
Sapeva che, lontano dalla natura, il cuore dell?uomo si indurisce; sapeva che la mancanza di rispetto per le cose viventi, le cose che crescono, porta rapidamente alla mancanza di rispetto anche per gli esseri umani.
Quindi manteneva i suoi figli vicini all?influenza pacificatrice della natura?.
Per concludere lascio spazio a Capo Seattle il quale riescere a mettere a fuoco la differenza non tra l?uomo bianco e quello rosso ma bensi? la differenza di chi vive nelle citta? e chi a contatto con la natura.
?La vista delle vostre citta? ferisce gli occhi dell?uomo rosso, ma forse e? perche? l?uomo rosso e? un selvaggio e non capisce.
Nelle citta? dell?uomo bianco non ci sono spazi tranquilli, non ci sono luoghi dove ascoltare le foglie della primavera o il frusciare delle ali di un insetto. Forse perche? io sono un selvaggio e non capisco, ma mi sembra solo che il rumore offenda le orecchie.
L?uomo rosso preferisce il suono leggero del vento che soffia sulla superfice dell?acqua, il profumo del vento lavato dalla pioggia di mezzogiorno o carico dell?aroma dei pini.
Per l?uomo rosso l?aria e? preziosa, perche? tutte le cose partecipano dello stesso respiro: gli animali, gli alberi, l?uomo.
L?uomo delle vostre citta? ha la stessa insensibilita? al cattivo odore di un uomo che sta morendo da diversi giorni?.
La storia parla chiaro...
il popolo Lakota, come tutto il popolo pellerossa, e? ancora nelle riserve e il cerchio sacro si e? spezzato, l?armonia non c?e? piu? e le parole di Alce Nero, nel descrivere l?ultimo massacro, perpetrato dai bianchi, nei confronti dei pellerossa, a Wounded Knee il 28 dicembre 1890, descrivono a pieno la fine di questa armonia.
? E cosi? fini? tutto.
Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose.
Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zigzag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane.
E posso vedere che con loro mori? un?altra cosa lassu?, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta.
Lassu? mori? il sogno di un popolo.
Era un bel sogno.
Quanto a me,...
... adesso mi vedete ridotto un vecchio pietoso che non ha fatto un bel niente, perche? il cerchio della nazione e? rotto e i suoi frammenti sono sparsi.
Il cerchio non ha piu? centro, e l?albero sacro e? morto.?
Angel.




























