Nei pressi di Bangkok un leopardo s' appresta a raggiungere le sponde del fiume Chao Phraya. Si muove senza emettere un suono, i suoi occhi puntati alle acque mentre le narici, inspirando con furia, gli raccontano della vita intorno. Sembra libero il passo e presto guadagna la riva, china il suo enorme cranio e comincia ad abbeverarsi, mentra ancora si delizia del fresco palato alle spalle un gibbone sembra aver avuto la sua stessa ispirazione. I felini occhi del leopardo saettano verso sinistra in attesa, già riconosce l' odore che il vento porta con sè e come unica reazione quelle orecchie s' abbassano appiccicandosi per qualche istante alle linee del capo. Alle spalle la voce della scimmia si fà sentire
"Che piacere rivederti amico mio"
"Quanto tempo Gibbo"
Afferma il felino che comodamente si porta a sedere flettendo le zampe posteriori, in breve l' amico lo raggiunge, si disseta prima di rivolgersi al gattone.
...
Non fa in tempo, la scimmia, a parlare che qualcosa attira l' attenzione del leopardo.
"Arriva qualcuno"
Esclama riportandosi sulle quattro zampe.
I due se ne restano qualche istante in ascolto della foresta prima di avvertire una giovane risata e una voce grossa.
"Umani"
Pronunzia il gibbone, entrambi indietreggiano e assieme raggiungono un cespuglio al riparo da occhi indiscreti ma se ne restano li, da tempo osservano i due gambe senza farsi notare, trovano il loro comportamento al quanto bizzarro e oramai, per Gibbo e Leo, è divenuto un
fantastico diletto.
"Guarda" dice il felino alla scimmia "è un cucciolo d' uomo e quello deve essere suo padre"
La scimmia si porta la mano alla testa e comincia a grattarsi energicamente
"Sembrano volersi molto bene" aggiunge Gibbo ma qualcosa non quadra dal comportamento di quei due umani.
Il cucciolo d' uomo, in realtà d' altri non si tratta che di una bambina, sorride, quel che ai nostri due amici appare eclatante è che i suoi occhi sembrano tristi, come in disaccordo con quell' allegria che le sfiora le labbra, quelle labbra capaci di mentire. L' adulto la tiene per mano accompagnandola al fiume e si fermano appena prima di raggiungere le sponde, la fa stendere su dell' erba alta. Sprofondano le sue sottili forme offuscandosi tra l' erba, le scarne gambine si muovono, si ritirano pochi istanti per poi riapparire alla vista di Gibbo e Leo che nel frattempo osservano inorriditi le movenze del vecchio in procinto di togliersi le pelli.
"Che stà facendo?" si chiedono tra loro le bestie.
L' umano s' accascia su quella bimba e in breve anche il suo busto svanisce tra l' erba, il leopardo e il gibbone incapaci di ogni dire possono solo intravedere le forme viscide del uomo agitarsi tra quel verde smeraldo.
"Mi viene da Vomitare"Pronunzia Gibbo scappando lontano.
Il leopardo ringhia di rabbia prima di correre con tutte le sue forze nella foresta e svanire tra grida di silenzio e spasmi di malessere.
In Africa, al centro della stessa, nella regione del Angola una gazzella corre senza un obiettivo preciso che non sia la salvezza, purtroppo la paura le ha fatto prender la direzione opposta di dove i suoi fratelli sono corsi al riparo. E' la vita che ogni giorno è costretta a fare Gazza ma è anche giovane e veloce e per un anno intero cè l' ha fatta con le sue forze, Sila è sulle sue traccie, la regina, la predatrice per eccellenza, la leonessa. Non è facile dargliela a bere ma a volte, soltanto a volte, la fortuna assume forme sin troppo raccapriccianti.
Davanti agli occhi già impauriti della gazzella una figura è riversa in terra, la raggiunge fermandosi a prender fiato e ghiotta di curiosità Sila fa lo stesso abbandonando per un attimo la sua preda e lasciando scivolare la propria attenzione su quel corpo steso.
"Che cos'è?" Domanda gazza ancora affannata per la corsa.
"E' un cucciolo d' uomo" le precisa Sila, le due bestie si guardano pochi istanti per poi tornare sul bimbo.
"Dorme?" chiede Gazza.
La leonessa diniega con brevi cenni del capo.
"Non può dormire a occhi aperti .... temo sia invece morto"
"Non può essere!" esclama irata Gazza che avvicina il muso ad annusarlo "non vedi la sua pancia? è piena e gonfia e il corpo non ha morsi"
"Ti dico che è morto" la leonessa si perde a osservare il volto di quel cucciolo d' uomo e si rattrista. "Oggi tu non morirai Gazza" pronunzia voltandosi, avanza di qualche passo prima di volgere nuovamente il capo verso la gazzella "raggiungo il Re sono certa proclamera tre giorni di lutto sapendo dell' accaduto" null' altro cominciando a correre verso il suo branco.
Gazza se ne resta ancora pochi istanti basita dinnanzi a quell' atrocità, poi trasale... Un grido si sperde nell' aree, un ruggito feroce che fa sollevare in volo uno stormo di aironi, è il grido del Re e il suo impegno a rispettare il lutto per quella piccola vita dissolta.































